Catacombe Santi Marcellino e Pietro

Le catacombe, dedicate ai santi Marcellino e Pietro, hanno conservato per lungo tempo le salme dei due martiri. Si deve ritornare ai tempi di Diocleziano per conoscere la storia della vita dei due martiri. San Marcellino e San Pietro furono uccisi per volere dell’imperatore Diocleziano del 304 d.C.. Essi furono decapitati a Roma dove, prima di essere uccisi, vennero obbligati a scavare con le proprie mani la loro tomba. Il luogo del terribile martirio dei due Santi era conosciuto come Selva Nera e dopo la loro morte fu ribattezzato Selva Candida, oggi località sulla Via Cornelia. Fu merito di una matrona romana, conosciuta come Lucilla, che le salme dei due martiri vennero portate sulla Via Casilina, presso la località ad Duas Lauros. Con la traslazione dei santi corpi il cimitero cristiano, già preesistente, fu dedicato alla memoria dei due martiri.Le catacombe dei Santi Marcellino e Pietro sono collocate sulla via Casilina al numero civico 641. Per accedere alle catacombe bisogna entrare all’interno dello spazio esterno della parrocchia dei Santi Marcellino e Pietro ad Duas Lauros. Attraverso un ingresso esterno situato nel cortile della parrocchia dei Santi Marcellino e Pietro si accede nelle catacombe.Le catacombe si estendono per una superficie di 18.000 mq. Si presume che solo nel III secolo in quest’area furono sepolte circa 15.000 persone. Nelle catacombe è possibile vedere reperti storici come lastre tombali che coprivano i loculi. Sulle lapidi marmoree sono ancora riconoscibili i segni adoperati dai primi cristiani per indicare il loro credo.

L’immagine della colomba con il ramoscello d’ulivo, il monogramma di Cristo, l’Araba fenice e la figura dell’orante sono ben visibili e testimoniano la certa speranza della resurrezione dopo la morte e la fede in Dio.

 

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Il MARTIRIO DI MARCELLINO E PIETRO

San Marcellino sacerdote e San Pietro esorcista furono due martiri cristiani chiamati a testimoniare la fede in Gesù Cristo durante la persecuzione di Diocleziano del 304. 

 Convinto che il cristianesimo fosse di ostacolo allo sviluppo politico ed economico dell’Impero Romano, Diocleziano, imperatore dal 284 al 305, adottò una serie di misure repressive che colpirono con violenza le comunità cristiane. 

Nel 303 l’Imperatore, difatti, promulgò ben tre editti repressivi contro i cristiani. Con il primo Editto del febbraio del 303 venne ordinata la distruzione di tutti i libri sacri. Furono vietate, inoltre, le riunioni dei cristiani e tutti i fedeli in Gesù Cristo dell’Impero vennero dichiarati incapaci di atti legalmente validi. Con il secondo Editto vennero imprigionati i rappresentanti dell’organizzazione ecclesiastica cristiana come vescovi, sacerdoti, diaconi, lettori ed esorcisti. Le carceri si riempirono di uomini di fede e lo spazio nelle prigioni per contenere i condannati per i vari reati civili quasi finì! Con il terzo Editto si decretò la pena di morte a tutti coloro che si rifiutavano di adorare gli dei pagani. Nel 304 venne emesso il quarto Editto. Con tale provvedimento si rendevano ancora più aspre le punizioni già prese contro i cristiani. È proprio in questo clima ostile che si colloca il martirio di San Marcellino e San Pietro. 

 

 I fatti raccontano che tra i tanti prigionieri di Roma, Serono, Prefetto di Roma, denunciò il giovane esorcista Pietro, noto per la sua fede cristiana dichiarata pubblicamente. Pietro, confessando la sua fede, si oppose ad adorare gli dei. Per il suo atto di fede, “fuori” legge date le regole vigenti, fu torturato, percosso con 

verghe e rinchiuso quasi morente nel carcere. La sua fede in Cristo permise a Pietro di mantenere sempre, però, la serenità e così attirò su di sé la curiosità di molti detenuti e di carcerieri. Tra i sorveglianti del carcere in modo particolare c’era un uomo, Artemio, che confidò a Pietro la sua angoscia personale: Paolina, la sua unica figlia malata. Artemio, sempre più meravigliato della fede di Pietro, arrivò addirittura a chiedere all’esorcista come riuscisse a mantenere la serenità in quelle condizioni di detenzione quando lui, libero, contrariamente viveva nell’angoscia per sua figlia. Ma l’esorcista con calma e vera fede rispose: “Credi anche tu nell’Unigenito figlio di 

Dio, Gesù Cristo, e tua figlia sarà salva”. Molti dubbi assalirono Artemio, ma la fede nel Cristo testimoniata da Pietro convertirono prontamente al cristianesimo Artemio stesso e sua moglie Candida. La fede dei due nuovi adepti al cristianesimo venne rafforzata dalla pronta guarigione delle loro figlia Paolina. Fu un miracolo, indubbiamente, e da questo ne scaturì un altro: la conversione di molti altri detenuti e carcerieri. Da esorcista qual era, però, Pietro non poteva amministrare il battesimo, così intervenne in suo aiuto Marcellino, un sacerdote. Marcellino, sfidando la morte sicura, si recò in carcere e impartì il battesimo a tante persone. 

Entrambi, Pietro e Marcellino, nuovamente accusati e costretti ad abiurare la fede in Cristo, vennero imprigionati, percossi, torturati e condannati a morte. La stessa sorte toccò anche ad Artemio e alla sua famiglia. 

 Marcellino e Pietro furono condotti nella Silva Nigra, piccolo anfratto sulla Via Aurelia. Obbligati a scavarsi con le mani la fossa vennero decapitati il 2 giugno del 304. Quella zona di Roma, in seguito al martirio dei due santi, fu denominata in loro onore Silva Candida. 

I loro corpi da lì vennero spostati e portati sulla Via Casilina, nel cimitero ad duas lauros. Lo stesso carnefice dei due martiri, Doroteo (dono di Dio) pentitosi e convertitosi al cristianesimo, collaborò insieme a Lucilla, una devota matrona romana, allo spostamento delle salme sulla Via Casilina. 

 Il cimitero, situato al terzo miglio della Via Labicana, oggi Via Casilina, fu subito dedicato alla memoria dei due martiri e le catacombe divennero così conosciute come: le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro.  L’inizio dello scavo delle Catacombe risale alla seconda metà del III secolo. Innumerevoli sono gli ambienti ivi affrescati. Il luogo fu meta di pellegrinaggi e molte furono anche le modifiche che vennero apportate nell’ambiente catacombale da diversi papi nei secoli. Si ricorda, ad esempio come la cripta dei Santi Marcellino e Pietro fu riparata da Papa Vigilio nel VI sec. in seguito ai danni subiti durante l’invasione gotica. Nel VIII sec., invece, Papa Adriano I ordinò la costruzione di una scala d’accesso alla cripta dei martiri e ulteriori lavori di restauro a tutta la catacomba. Nel periodo carolingio, infine, le reliquie dei due santi furono trasportate in Germania nella città di Seligenstadt, dove tuttora sono custodite.